Domande frequenti sul lavoro e sul personale
Le risposte alle domande che aziende e datori di lavoro di Pescara e provincia ci fanno più spesso: dal ruolo del consulente del lavoro alle questioni più tecniche su paghe, contratti e cessazioni.
Il consulente del lavoro
A cosa serve un consulente del lavoro?
Il consulente del lavoro gestisce per conto dell'azienda tutto ciò che riguarda i dipendenti: buste paga, contributi, assunzioni, contratti, cessazioni e rapporti con INPS, INAIL e Ispettorato del lavoro. È un professionista iscritto a un Albo provinciale e la sua attività è regolata dalla legge 12 del 1979. A Pescara lo Studio Tibery Bascelli affianca imprese e datori di lavoro in tutte queste attività, dall'assunzione del primo dipendente alla gestione quotidiana del personale.
Che differenza c'è tra consulente del lavoro e commercialista?
Il consulente del lavoro è specializzato nella gestione del personale, il commercialista nella contabilità e nel fisco dell'azienda. Paghe, contratti, contributi e vertenze sono il lavoro quotidiano del consulente del lavoro, che segue l'evoluzione dei contratti collettivi e delle norme previdenziali. Molte aziende hanno entrambi i professionisti, che collaborano tra loro.
Quanto costa un consulente del lavoro a Pescara?
Il costo dipende soprattutto dal numero di dipendenti, dal contratto collettivo applicato e dai servizi richiesti. Di solito si concorda un canone mensile legato ai cedolini elaborati, più eventuali pratiche straordinarie. Allo Studio Tibery Bascelli prepariamo un preventivo su misura dopo un primo colloquio, con tutte le voci indicate fin dall'inizio.
Lo studio segue solo aziende di Pescara?
No. Lo studio ha sede in Viale Guglielmo Marconi 29 a Pescara e segue aziende di Pescara e Chieti, ma anche di tutta Italia: oggi ha clienti, tra le altre città, a Bergamo, Udine, Pavia, Spoleto, Fabriano e Foggia. Documenti condivisi online, videochiamate e due consulenti sempre raggiungibili rendono la distanza un problema che non si pone.
Assunzioni e contratti
Cosa serve per assumere il primo dipendente?
Per assumere il primo dipendente bisogna scegliere contratto collettivo e inquadramento, aprire le posizioni presso INPS e INAIL, inviare la comunicazione di assunzione e adempiere agli obblighi sulla sicurezza. Prima di firmare conviene verificare anche le agevolazioni disponibili, perché molti incentivi hanno requisiti da controllare in anticipo.
Entro quando va comunicata un'assunzione?
L'assunzione va comunicata al Centro per l'impiego con la comunicazione obbligatoria telematica (UniLav) entro il giorno precedente l'inizio del rapporto di lavoro. Assumere senza comunicazione preventiva espone l'azienda alle sanzioni per lavoro irregolare.
Quali documenti servono per assumere un dipendente?
Servono il documento d'identità e il codice fiscale del lavoratore, il permesso di soggiorno valido se è cittadino extra UE, l'IBAN per lo stipendio e le informazioni per le detrazioni fiscali. A seconda del ruolo possono servire titoli di studio, attestati o abilitazioni. Lo studio fornisce all'azienda l'elenco preciso per ogni assunzione.
Come funziona il contratto di apprendistato?
L'apprendistato professionalizzante è un contratto a tempo indeterminato che unisce lavoro e formazione, rivolto ai giovani dai 18 ai 29 anni. Per l'azienda prevede contributi ridotti e un inquadramento iniziale più basso, in cambio dell'obbligo di formare l'apprendista secondo un piano formativo. Durata e regole dipendono dal contratto collettivo applicato.
Buste paga, contributi e orari
Che differenza c'è tra stipendio lordo e netto?
Il lordo è la retribuzione prima delle trattenute; il netto è quanto il dipendente riceve davvero. Dal lordo si sottraggono i contributi previdenziali a carico del lavoratore e l'IRPEF con le addizionali regionale e comunale, al netto delle detrazioni spettanti. Per l'azienda il costo complessivo è più alto del lordo, perché comprende anche i contributi a suo carico, il TFR e l'assicurazione INAIL.
Cos'è il TFR e quando viene pagato?
Il TFR, trattamento di fine rapporto, è una somma che matura ogni anno ed è pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, rivalutata annualmente. Viene pagato quando il rapporto di lavoro finisce, oppure versato a un fondo pensione se il lavoratore lo sceglie. In alcuni casi previsti dalla legge, come l'acquisto della prima casa o spese sanitarie, il dipendente può chiederne un anticipo.
Quante ore di straordinario può fare un dipendente?
In mancanza di regole diverse del contratto collettivo, lo straordinario non può superare 250 ore all'anno e l'orario medio, straordinari compresi, non può superare 48 ore settimanali. Le ore di straordinario vanno pagate con le maggiorazioni previste dal contratto collettivo applicato.
Cos'è il DURC e come si ottiene?
Il DURC, documento unico di regolarità contributiva, attesta che l'azienda è in regola con i versamenti a INPS, INAIL e, per l'edilizia, alle Casse Edili. Si richiede online, è valido 120 giorni ed è indispensabile per appalti, subappalti e molte agevolazioni. Lo studio controlla la regolarità contributiva dei clienti e gestisce le richieste.
Cosa sono la cassa integrazione e il FIS?
Sono strumenti che integrano la retribuzione dei dipendenti quando l'azienda riduce o sospende l'attività per crisi o eventi temporanei. La cassa integrazione ordinaria e straordinaria riguarda soprattutto industria ed edilizia; il Fondo di integrazione salariale (FIS) copre i datori di lavoro degli altri settori. Lo studio valuta quale strumento si applica e gestisce domande e calcoli in busta paga.
Dimissioni, licenziamenti e vertenze
Come si presentano le dimissioni?
Le dimissioni si presentano esclusivamente online, con la procedura telematica del Ministero del Lavoro, direttamente o tramite un intermediario abilitato come il consulente del lavoro o un patronato. Il lavoratore deve rispettare il preavviso previsto dal contratto collettivo. Fanno eccezione, tra gli altri, il periodo di prova e il lavoro domestico.
Cosa succede se un dipendente non si presenta più al lavoro?
Dal 2025, se l'assenza ingiustificata supera il termine previsto dal contratto collettivo o, in mancanza, i 15 giorni, il datore di lavoro può comunicarlo all'Ispettorato del lavoro e il rapporto si considera risolto per volontà del lavoratore (le cosiddette dimissioni per fatti concludenti). È una procedura con passaggi precisi: conviene farsi seguire per evitare errori.
Un dipendente in malattia può essere licenziato?
Di regola no: durante la malattia il posto di lavoro è conservato per il periodo stabilito dal contratto collettivo, detto periodo di comporto. Il licenziamento è possibile se il comporto viene superato, oppure per giusta causa legata a fatti diversi dalla malattia. Ogni caso va valutato con attenzione prima di procedere.
Un dipendente ha aperto una vertenza: cosa deve fare l'azienda?
Prima di tutto non rispondere d'impulso e raccogliere contratti, cedolini e comunicazioni. Il consulente del lavoro analizza la situazione e affianca l'azienda nella trattativa: nella maggior parte dei casi la controversia si chiude con una conciliazione in sede sindacale o presso l'Ispettorato, senza arrivare in tribunale.
Lavorare con lo studio
Posso cambiare consulente del lavoro durante l'anno?
Sì, il passaggio si può fare in qualsiasi momento. Lo studio raccoglie dal consulente precedente la documentazione necessaria, come cedolini, libro unico del lavoro, posizioni presso gli enti e progressivi annuali, così la gestione continua senza interruzioni. Il momento più semplice per cambiare è l'inizio di un mese.
Come si inviano presenze e documenti allo studio?
Si concorda insieme il canale più comodo: email, condivisione online o consegna in studio a Pescara. L'azienda invia le presenze del mese entro una data fissata, così i cedolini sono pronti in tempo per il pagamento degli stipendi.
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